08 gennaio, 2007

LO STRANO SOGNO

Ero in ospedale, e sapevo che stavo per partorire. I medici mi guardavano stesa in un lettino dicendomi che era il giorno sbagliato, era il 7 gennaio e il parto era previsto solo per il 9.
Stranamente non ero agitata, ma solo consapevole: Sarà anche il 7, ma questi bimbi hanno deciso di nascere oggi.
Pochi istanti dopo i medici mi stavano dicendo che avevo partorito un bel maschietto. Non lo vedevo, non avevo male, ero solo allibita. No perché un maschietto non era previsto, mi avevano detto che si trattava di una femmina, o di due gemelli (non proprio la stessa cosa capperi!). Quello che mi preoccupava era non avere un nome pronto. Insomma, avevo pensato a un’intera lista di nomi femminili, ma quelli maschili... mi mancavano.
L’Ancora Non Convivente, accanto a me, mi diceva di non preoccuparmi, un nome l’avremmo facilmente trovato, ma era meglio se chiamavo i miei genitori per dargli la notizia.
Mamma mamma, è nato il bimbo sai, sta bene. Ero felice.
La voce di mia madre al telefono era invece senza tono mentre mi diceva che non sapeva neppure io fossi incinta, perché faccio sempre di testa mia e vivendo così lontane lei non poteva certo saperlo.
Provavo un’infinita tristezza, un nodo alla gola atroce mentre le dicevo che io glielo avevo detto, le avevo detto che andavo a vivere con l’Ancora Non Convivente e che aspettavamo un bimbo.
A me non hai detto nulla, comunque non importa, hai fatto le tue scelte.
Una frase peggiore di una lama.



Il risveglio è stato come tirare un respiro di sollievo.
Il primo pensiero è stato mi gioco i numeri al lotto.
Il secondo è stato non sarò mica in ritardo con il ciclo??

Quando ho deciso di pensare a questo sogno con un minimo di onestà e tranquillità, fare due più due è stato molto facile. Nessuna speranza di vincere al lotto, e nessun ritardo nel mio ciclo.
Solo l’espressione della mia tristezza seppur per una cosa bella (Freud mi fa un baffo eh!!).

Insomma, anche se avevo glissato sulle vacanze natalizie a casa, questa pagina del mio blog la devo proprio scrivere, chissà che non mi aiuti.