10 gennaio, 2007

LONDRA IN PILLOLE

Ricordi di quattro amici, un capodanno, tanta umidità e bagordi (28 DICEMBRE 2006-2 GENNAIO 2007).


Ancora Non Convivente: Oh, in questi 6 giorni l’unica acqua che ho toccato è stata quella per lavarmi i denti
Ele: ehm...direi che non sei il solo ....











Ele: Ora guardate LadyD con la coroncina che si è messa in testa, e ditemi se la somiglianza non è sconvolgente
Mukka: Oh, veramente!!
LadyD: ci pensate, domani potrei andare DallaVecchia (n.d.r The Queen) e dirle Surprise, surprise!!I’m back…che dite ci rimane secca??


Ancora Non Convivente: cioè noi abbiamo preso 4 diverse line di metropolitana e camminato dieci minuti a piedi per arrivare da St.Paul alla Tate e vuoi dirmi che hanno costruito un ponte con cui ci arrivavo in 6 minuti netti????














Mukka: le gru le gru! mi aspettate un attimo solo che son curioso di vedere se sono come le nostre?
Ele, ANC, Lady D: eh???

Ancora Non Convivente: ma ne hai rubata un'altra? Insomma Ele ma che te ne fai delle tazze di Starbucks??
Ele: Eh bè, ma così adesso abbiamo la coppia...e quando prendiamo il tea a casa ci ricordiamo di quando eravamo qui..



Ancora Non Convivente: Adesso, va bene tutto Ele, ma non puoi dirmi che queste cose qui sono arte... solo perchè sono alla Tate Modern!
Ele: Ma non capisci...vedi l'arte va al di là...
Ancora Non Convivente: Lascia perdere guarda, secondo me quelli che espongono qui la sanno raccontare e basta..
Mukka: Ele, ti ricordi quando hai guardato un'istallazione a Genova e hai detto Se questa è arte mi dipingo il culo di verde e vado in gira nuda?? Ecco...






08 gennaio, 2007

LA BOMBA DI NATALE

Mano a mano che si avvicinava la data del mio rientro a casa, a Natale, l’ansia e la preoccupazione aumentavano.
Era il momento di comunicare la mia decisione di andare a vivere assieme all’Ancora Non Convivente, e sapevo che la notizia non sarebbe stata accolta con gioia.

Si può dire che io sia una donna adulta, ormai. Ho 31 anni!.
Vivo da sola già da cinque anni, e in una città lontana dai miei.
Sono in grado di prendere delle decisioni, e di difenderle.
Ma sapevo che affrontare questo argomento con i miei non sarebbe stato facile, e mi avrebbe fatto soffrire.

Sono figlia unica per una serie di vicissitudini che magari un giorno racconterò. Mamma ha smesso di lavorare per potermi seguire quando sono nata, e già questo è un indice dell’amore e delle energie che i miei genitori hanno riversato in me.

Non ci sono molti modi di dire l’amara verità.

Mamma e papà non accettano che io viva a Genova. Si chiedono in cosa hanno sbagliato, perché non mi hanno saputa crescere con quello che loro definisco il valore della famiglia.
Già, perché secondo loro una figlia non starebbe a quasi 500 km da tutti i suoi parenti se sapesse cosa significa famiglia.

Di conseguenza, hanno deciso di non accettare che io abbia un Ancora Non Convivente.
A modo loro cercano di difendersi, così mi dicono.

Figuriamoci quanto ero tranquilla a parlargli della convivenza.

Ho aspettato che passasse il giorno di Natale, e anche Santo Stefano perché è pur sempre festa. A dirla tutta con papà ho aspettato persino il 27 mattina, poche ore prima della partenza.

Ed è andata come pensavo. L’esplosione di una bomba.

Dicono che non vogliono più affezionarsi a persone con cui poi io non sto più.
Dicono che si devono abituare a invecchiare da soli, perché io non sarò accanto a loro.
Dicono che non potranno mai avere un rapporto normale con il mio Ancora Non Convivente perché non hanno modo di conoscerlo.
Dicono che non verranno mai nella casa in cui andrò a vivere, perché è casa sua, non mia, e loro si sentirebbero degli intrusi.
Dicono che tutti i genitori sognano il matrimonio della figlia, e loro non lo potranno mai vedere.


Non mi sono neppure riuscita ad arrabbiare.
Mi hanno cresciuta loro e anche io sono triste quando penso che ho sempre sognato un matrimonio semplice, con le persone che mi sono care ad aspettarmi in Chiesa. Un mazzo di calle e glicini e un abito chiaro con poco strascico.
Scegliere le bomboniere e decidere il colore dell’annuncio.
Ridere con le amiche mentre scelgo la giarrettiera e le scarpe con il tacco che non avrei saputo portare.
Anche io ho sempre pensato che nella mia vita avrei cercato casa con la persona che amo, l’avrei dipinta nei week end, e arredata come piace a me, con mobili antichi e colori caldi. Un po’ alla volta avremmo scelto i quadri da appendere alle pareti e le foto da incorniciare.

Non andrà così, e non posso mentire a me stessa dicendo che non ha importanza.
Per questo ritengo di non meritarmi anche la delusione dei miei.

Vorrei un po’ d’appoggio, un po’ di felicità per me. Vorrei poter essere felicie in questo momento, e godermi ciò che c’è di bello, invece di avere questo magone in gola, che mi fa venire spesso gli occhi lucidi.

Mah, sarà tardi per il buon proposito del 2007?

Io ci provo lo stesso.

Voglio riuscire a godermi le cose belle che mi stanno capitando, per crucciarsi di quelle tristi c’è sempre un sacco di tempo.




LO STRANO SOGNO

Ero in ospedale, e sapevo che stavo per partorire. I medici mi guardavano stesa in un lettino dicendomi che era il giorno sbagliato, era il 7 gennaio e il parto era previsto solo per il 9.
Stranamente non ero agitata, ma solo consapevole: Sarà anche il 7, ma questi bimbi hanno deciso di nascere oggi.
Pochi istanti dopo i medici mi stavano dicendo che avevo partorito un bel maschietto. Non lo vedevo, non avevo male, ero solo allibita. No perché un maschietto non era previsto, mi avevano detto che si trattava di una femmina, o di due gemelli (non proprio la stessa cosa capperi!). Quello che mi preoccupava era non avere un nome pronto. Insomma, avevo pensato a un’intera lista di nomi femminili, ma quelli maschili... mi mancavano.
L’Ancora Non Convivente, accanto a me, mi diceva di non preoccuparmi, un nome l’avremmo facilmente trovato, ma era meglio se chiamavo i miei genitori per dargli la notizia.
Mamma mamma, è nato il bimbo sai, sta bene. Ero felice.
La voce di mia madre al telefono era invece senza tono mentre mi diceva che non sapeva neppure io fossi incinta, perché faccio sempre di testa mia e vivendo così lontane lei non poteva certo saperlo.
Provavo un’infinita tristezza, un nodo alla gola atroce mentre le dicevo che io glielo avevo detto, le avevo detto che andavo a vivere con l’Ancora Non Convivente e che aspettavamo un bimbo.
A me non hai detto nulla, comunque non importa, hai fatto le tue scelte.
Una frase peggiore di una lama.



Il risveglio è stato come tirare un respiro di sollievo.
Il primo pensiero è stato mi gioco i numeri al lotto.
Il secondo è stato non sarò mica in ritardo con il ciclo??

Quando ho deciso di pensare a questo sogno con un minimo di onestà e tranquillità, fare due più due è stato molto facile. Nessuna speranza di vincere al lotto, e nessun ritardo nel mio ciclo.
Solo l’espressione della mia tristezza seppur per una cosa bella (Freud mi fa un baffo eh!!).

Insomma, anche se avevo glissato sulle vacanze natalizie a casa, questa pagina del mio blog la devo proprio scrivere, chissà che non mi aiuti.



05 gennaio, 2007

CINQUE COSE, CINQUE

Ecco, ora ditemi com’è che una donzella anziché scrivere beatamente le proprie riflessioni sul suo blogghino e raccontare ciò che le è capitato ultimamente a futura memoria (già che l’alzaimer avanza e dimentico le cose alla velocità di un lampo lampante) si fa convincere a partecipare a questo giochetto.

Ma tant’è, ecco cinque cose semiserie che non sapete di me:

1. Nel corso della mia vita ho inflitto ai miei capelli alcuni passaggi cromatici, dal rosso mogano alle mesche bionde, arrivando anche al blu scuro praticamente nero. Ma non ho mai avuto abbastanza coraggio per farmi davvero Verde…magari ci provo nel 2007.

2. Sogno di avere una casa piccina picciò a Venezia

3. Da piccola era una bimba molto coscienziosa, ero semplicemente convinta che sarei diventata una Scienziata, un’astronauta o la prima donna ad essere Presidente della Repubblica. Ora che son cresciuta so bene che queste cose non fanno per me, economicamente è molto meglio sposare Bill Gates!

4. Quando sono enormemente stanca e prendo un antistaminico comincio a cantare le canzoni dei cartoni animati in versione porno.

5. Prima di trasferirmi a Genova ero praticamente astemia. Non mi ero mai ubriacata e non avevo mai assaggiato un Cuba. Gioventù bruciata.


Giochino eseguito, ma no le nominations non le faccio. Io buona.
Chi vuol giocare, avanti.


02 gennaio, 2007

SALUTI LONDINESI

Le vacanze sono ormai finite.
Natale a casa, e capodanno a Londra. Un'esperienza da provare, in tutti i sensi.

Il nostro volo parte nel pomeriggio, giusto il tempo di fare gli ultimi due passi in questo bel quartiere, ordinato e preciso. Bere l'ultimo quasi caffe' da Star Bucks e prendere la Tube per l'aereoporto.

Un sacco di pensieri per la testa e i buoni propositi dell'anno nuovo ancora da formulare.

Ci pensero' domani, mentre faro' il bucato e sistemero' un po' casa.

Per il momento un saluto enorme a tutti, da Londra of course!!